Anni di abbandono scientificamente voluto hanno trasformato Tper in una scatola sempre più vuota.
Nessun investimento in tecnologia, nessuna spinta sulla formazione del personale, perdita di esperienza esternalizzando le funzioni tecniche e, dulcis in fundo, hanno letteralmente perso la “corsa” del tram. Non ci hanno neanche provato. E dire che avevano tutto il tempo (8 anni!) per aggiornarsi e farsi trovare pronti all’appuntamento. Non mancavano nemmeno le risorse finanziarie da investire, visti gli utili milionari degli ultimi esercizi.
Hanno preferito coinvolgere una multinazionale francese (ma controllata dallo Stato), RATP. Perché in Francia, a differenza nostra, sul trasporto pubblico investono. Mentre le nostre aziende arretrano, loro avanzano e si prendono quote di mercato. Aveva anticipato i fatti la scorsa settimana Andrea De Pasquale, fatti bollati come “fantasie da social” da alcuni esponenti della maggioranza. Nei fatti aveva ragione lui.
RATP entrerà nella “newco” che gestirà il TPL bolognese e si prenderà la fetta buona della torta. Infatti, con la mobilità bolognese completamente ribaltata, il ruolo dei bus su gomma diventerà secondario e saranno costretti a fare tratte a basso carico di utenza, quindi poco redditizie. Le parti migliori del servizio le prenderà RATP, che nel regolamento del consorzio di gestione si terrà il relativo margine di guadagno. Praticamente stiamo facendo una bad company e una good company.
E in tutto questo la politica dov’è? Quale “governance” ha pianificato il sindaco?
Ve lo dico io: nessuna.







