Cara giunta, vai a farti un giro?

Ho passato i giorni scorsi a fare un viaggio zingaro con mia figlia. Siamo andati random tra le nostre Alpi e quelle austriache, finendo poi a Monaco di Baviera. Tenevamo social e telefono perlopiù spenti. Tra uno sfogo adolescenziale e l’altro, ho quindi solo intravisto le piccole polemiche bolognesi di questi giorni. Tra chi denuncia il degrado manipolando foto con l’IA (geni) e chi lo nega inventandosi complotti internazionali contro il sindaco (geni).

Un dibattito “piccolo” perché non affronta il tema, ma la comunicazione dello stesso.

Per i difensori del sindaco, il problema non è la questione in sé, ma il fatto che venisse raccontata. Dall’altra parte, oltre a non capire che far girare una foto palesemente modificata con l’IA è un folle autogol, c’è chi si felicita che a Bologna le cose vadano tanto male.

Vorrei chiarire una cosa: io personalmente provo una grande tristezza quando vedo, e non ho bisogno di fotografie ma mi basta girare per Bologna, la città in certe condizioni. Non mi compiaccio affatto, perché Bologna è anche il mio spazio, la mia vita vissuta, il mio passato e il mio futuro. Ma raccontare ciò che non va non è infangare Bologna: è difenderla. La critica, se non è strumentale, è la benzina per migliorare.

Altrove, dove fanno meno battaglie simboliche e più di sostanza, il mondo va avanti.

A Monaco fanno surf nei fiumi cittadini. Noi discutiamo delle alghe nell’acqua stantia del canale di Riva Reno.

Sempre a Monaco, nella piazza dedicata a Cappuccetto Rosso, ho notato delle sedie tenute bene, pubbliche, in cui le persone, all’ombra di una pianta, si sedevano a fare delle chiacchiere. A Bologna va di moda chiamare quelle cose “urbanistica tattica”, ovvero marketing urbano petaloso scopiazzato male dal nord Europa.

Perché da noi non ci può essere alcun tipo di intervento se prima non si risolve a monte il problema del degrado e del decoro. O meglio, come andrebbe chiamato, del rispetto della cosa pubblica e delle norme di comune e civile convivenza.

Certo, il Comune può fare fino a un certo punto, ma può fare. E il nostro Comune non fa. È completamente latitante su questo. Eppure basterebbe migliorare ed applicare il nostro regolamento di polizia urbana.

Altrimenti ogni sforzo è inutile: appena fai due panchine all’ombra rischi che diventino un bivacco molesto o una base per lo spaccio.

Per questo, combattere chi utilizza gli spazi pubblici con prevaricazione e violenza è la prima delle sfide di un sindaco. E sono sfide da depoliticizzare in senso dicotomico destra-sinistra. Perché Bologna deve essere un luogo in cui, in ogni sua zona, devi sentirti libero di poter camminare e di poter usufruire degli spazi pubblici in completa serenità e spensieratezza. Specie per le categorie più fragili. E oggi non è così.

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