Basta mettere un granello di sabbia nell’ingranaggio e l’ingranaggio salta. Tre mesi fa abbiamo fatto una conferenza stampa per denunciare le anomalie del bando per il bike sharing. Attenzione, parliamo di 80 milioni di valore economico, non noccioline.
C’erano delle cose che non ci tornavano: la presenza di un monopolista nascosta da una gara a tre lotti (forse per sfuggire ai controlli dell’anticorruzione?) ma di cui due erano chiaramente farlocchi, antieconomici. Infatti, sono andati deserti ed è rimasto di fatto un lotto unico. Furbi.
Ma soprattutto, è bastato fare un po’ di fiato sul collo, mettere pressione, accendere i fari su una questione che stava passando sotto silenzio nonostante gli 80 milioni, per far saltare il banco e il giochino.
RideMovi, predestinata vicina al PD e al sistema cooperativo di area (nello spostamento e nella ricarica dei mezzi), attuale gestore, ha perso il bando.
Siamo riusciti a portare un po’ di trasparenza e di leale competizione.
Perché oggi è importante monitorare i grandi appalti?
Ormai lo scambio di favori non avviene direttamente tramite il Comune (troppe leggi ostative) ma piuttosto tramite aziende che vincono l’appalto pubblico e che poi ne condividono i frutti con le cooperative o aziende giuste, basta guardare cos’è accaduto per i cantieri del tram. Così la politica non rischia nemmeno gli avvisi di garanzia.
Il bike sharing è strategico e fondamentale per la città, specie alla luce della piaga dei continui furti di biciclette private che avvengono ogni giorno.
Ma c’è tanto da lavorare sulla qualità delle bici (rumore, ammortizzazione, batterie difettose, luci non funzionanti etc etc), su quella del servizio, sui costi e sull’organizzazione capillare dei parcheggi ad esso dedicati. Basta free-floating.
Ora fiato sul collo al nuovo gestore, perché noi non abbiamo amici, vogliamo solo che i cittadini abbiano i migliori servizi possibili al minor costo possibile.







