La consultazione che non fa partecipazione

Hanno fatto scegliere ai cittadini la cosa che meno importava e che meno era adatta a una pubblica consultazione: la livrea del tram. Si sa, il buon gusto oggi è pratica poco diffusa. Così oltre al danno, la beffa: un miliardo di spesa pubblica dopo, ci troviamo a far girare per la città un qualcosa che è un misto tra un supereroe Marvel, un lezioso addobbo di Natale e un Twix.

PS per alcuni commenti:

Se qualcuno crede che democrazia significhi far scegliere ai cittadini il colore del tram, c’è qualcosa che non va.

Perché una comunità sia funzionale, non tutti devono decidere tutto. Il parere dei cittadini va invece raccolto sulle decisioni fondamentali, sulle linee guida che riguardano i cambiamenti profondi del proprio vivere. Qui si fanno le cose all’incontrario.

Ed è una furberia dire: era nel suo programma elettorale. Primo, perché molte cose del programma elettorale non le ha realizzate o anzi ha fatto il contrario. Secondo, perché se credi nella partecipazione, l’idea nasce a valle di un percorso, non a “scatola chiusa” nel programma, quando sai che qui una parte di città ti vota o per convenienza o per appartenenza formale (ahimè).

Vi sono temi di rilevanza comunale e altri che riguardano i quartieri. Poi ci sono anche decisioni tecniche che non possono essere prese da tutti, perché in una società complessa esistono persone che hanno competenze specifiche e che vengono incaricate di decidere al posto nostro.

Far decidere a tutti quale debba essere la livrea del tram è una mera operazione di marketing municipale, una manipolazione democratica, uno specchietto per le allodole. E non funziona. Questo era il tema del post.

E se qualcuno si è piccato per il tema del buon gusto, mi spiace: nella società di oggi è un dato di fatto che volgarità e tracotanza prevalgono su buon gusto ed eleganza.

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