Il sindaco non è stato in grado di condurre la barca in porto. Ha avuto tutto il tempo (tra cui 5 anni da assessore allo sport) e la disponibilità del club per trovare una soluzione, ma il risultato finale è che sono passati anni e lo stadio nuovo o rinnovato che sia non c’è. Punto. Questo per me è un fallimento politico dell’amministrazione e i tifosi continueranno a prendere l’acqua in curva, ad avere il sole in faccia nei distinti e a guardare la partita col binocolo. Il club sarà più debole.
Gli abitanti e i commercianti della zona continueranno a vivere un’incubo ogni partita, tra impossibilità di muoversi, disordini e parcheggi selvaggi.
Lepore ha voluto chiudere formalmente la questione con una delibera. Perché tutta questa fretta? Semplice: vuole usare i 40 milioni dello stadio in opere pubbliche spendibili in campagna elettorale. E’ preso dalle prossime elezioni. I sondaggi, quelli veri, dicono che è in difficoltà e avere quaranta milioni pronti da mettere sul tavolo può aiutare…
E pensare che due mesi fa, quando queste intenzioni mi furono raccontate da una fonte interna al comune, non credetti al mio interlocutore.
Qualcuno però potrebbe dirmi: “Quindi Favia, lei voleva mettere 40 milioni di soldi pubblici sullo stadio?”
Precisiamo: i 40 milioni sullo stadio non li ho stanziati io, ma il sindaco Matteo Lepore, quando era politicamente conveniente essere vicino al Bologna FC 1909. Lo Stadio Renato Dall’Ara è un immobile del Comune di Bologna dato in locazione al BFC e gli interventi strutturali necessari al pieno godimento del bene spettano al locatore, non all’affittuario. Gli stessi possono essere ammortizzati pluriennalmente all’interno del canone. Detto questo, io ritengo che la soluzione migliore fosse un’altra: realizzare un nuovo stadio fuori dal nucleo consolidato della città, in un’area servita dal trasporto pubblico e con parcheggi adeguati, uno stadio moderno con spalti vicini al campo, capace di creare un clima sportivo positivo e ridurre l’impatto sul centro. Il Comune avrebbe dovuto limitarsi ad assistere la società nell’individuazione dell’area e nella parte autorizzativa, come fatto con FICO Eataly World. Ma si vede che li c’erano degli amici.
In questo caso invece ne avrebbe beneficiato solo il Bologna e l’intera città.







