Parte 1
Ieri ho rilasciato una lunga intervista telefonica al Carlino. Ho parlato della grande fuga dei residenti dal centro, spiegando che non è un destino inevitabile ma il frutto di precise scelte politiche. Ho parlato di verde, di economia, di sicurezza, di mobilità.
Molte di queste scelte sono state fatte negli anni passati, ma alcune proseguono tuttora.
Tra gli esempi che ho citato, in riferimento alla mancanza di appartamenti, ho raccontato la misura “bandiera” fatta dal Comune: se un appartamento è al di sotto dei 50 metri non si può trasformare in BnB, mentre se è al di sopra si può.
L’esatto opposto di quello che direbbe la logica.
Gli appartamenti più grandi — trilocali, quadrilocali — sono quelli in cui un residente può costruire una vita, in cui una coppia può progettare una famiglia. Invece il sindaco li dirotta verso il turistico, sottraendoli alle famiglie. E il prezzo dei trilocali cresce.
Qualcuno potrebbe pensare che il sindaco volesse rispondere a una forte domanda di turismo familiare. In realtà non è così: i nuclei familiari rappresentano una quota molto minoritaria dei flussi, tra il 5% e il 10%.
Il range tra il 70% e l’85% dei flussi riguarda 1/2 persone.
Per paradosso, i tanti microappartamenti presenti sul mercato — inadatti a chi a Bologna deve viverci, anche di soli 12 mq (agibilità degli anni ’50, sotto gli standard edilizi minimi attuali ma legittimi) — sarebbero proprio quelli più vocati al turista mordi e fuggi, che mangia fuori, resta due giorni e arriva con un trolley.
Ahimè, il risultato di questo mio ragionamento, nell’intervista uscita oggi sul Carlino, è diventato: “BnB solo nei monolocali”.
Non è quello che ho detto.
Il problema è che con il giornalista abbiamo avuto una lunga e gentile chiacchierata, ma lo spazio in cui ha dovuto comprimere l’articolo non consentiva di esporre il ragionamento.
Non scrivo questo in polemica con il quotidiano, che anzi ringrazio, unico tra le testate locali a darmi spazio. lo scrivo per voi. Se oggi leggete il Carlino, sappiate che non troverete il mio pensiero compiutamente espresso.
Come non penso — cosa scritta nell’articolo — che chi abita in centro “sia un ricco improduttivo”. Penso invece che il destino a cui il sindaco Matteo Lepore voglia condannarlo sia quello di un centro abitato solo da “radical chic”: persone con uno status tale per cui al mattino non devono andare a lavorare, il pomeriggio non devono accompagnare i figli a fare sport e la sera non passano cinquanta minuti a cercare parcheggio in strada, perché hanno un comodo garage, che a Bologna costa ormai quanto un monolocale.
Nulla contro chi può permettersi un garage, ed io sono tra quelli. Ma se il centro di Bologna perde la sua parte produttiva, familiare e popolare, perde la sua anima.
PS Non é un post sui BnB che tratteremo compiutamente più avanti. É un post che parla di una norma ideologica e che produce più danni di quelli che voleva risolvere.


