A Bologna, e arrotondando molto per eccesso, appena l’1% dei cittadini è iscritto a un partito. Risulta quindi chiaro che i partiti non siano più il luogo dell’attivismo politico, del dibattito e della democrazia civica.
Perché è accaduto tutto questo? Le ragioni sono molte, ma una è evidente. I vertici dei partiti, i segretari e i capicorrente hanno spesso fatto di tutto per allontanare chi, in buona fede, voleva dare un contributo. I partiti sono diventati troppo spesso macchine utilizzate da persone senza scrupoli che, a forza di sgomitare e con colpi bassi, hanno avuto la meglio sulle persone corrette e animate da spirito civico.
Oggi, se fai politica, la lotta più dura e spietata non è contro gli avversari, ma all’interno del tuo stesso partito. L’80% della tua energia e del tuo impegno finisce nell’affermarti e nel prevalere sui tuoi concorrenti interni. Chi decide le nomine e le poltrone, ha il potere di dispensare stipendi e carriere.
Se si vuole costruire un percorso nuovo, bisogna coinvolgere quel 99% di cittadini che oggi non fa militanza attiva.
È quello che stiamo facendo con Uniti per Bologna.
Guardiamo al 99%.







