Il grande piano di Lepore per Bologna, che non c’è

Sabato scorso ero a un pranzo con almeno 60 invitati, tra cui Michele Boldrin e Romano Prodi. Ho sentito a lungo Michele Boldrin parlare di ricerca, spiegando a Prodi come l’Unione Europea potrebbe finanziarla con 10 miliardi attraverso l’attrazione e il rientro di P.I. (direttori scientifici) dall’asia e dagli USA.

Casualmente, una settimana dopo, Lepore annuncia in pompa magna sulla prima pagina del Carlino la sua grande idea per Bologna: “attrarremo studiosi a Bologna, faremo dei collegi intorno al Tecnopolo. Ne ho già parlato con Prodi”.

Ma leggendo le sue dichiarazioni, sembra chiaro che non abbia capito ciò che gli è stato raccontato. Ne ha però intuito il potenziale politico ed ha pensato: “ho fallito sull’ambiente, ho fallito sulla casa, ho fallito sulla mobilità. Per la prossima campagna elettorale lancerò un nuovo tema: i giovani e la ricerca.”

In realtà ci aveva già provato nella scorsa campagna, con il Tecnopolo, ma di fatto è stato un altro fallimento da coprire; non ha favorito la nascita e lo sviluppo di startup, si è rivelato un enorme buco nero di fondi pubblici e, soprattutto, non ha portato ciò di cui ci sarebbe bisogno: intelligenza umana, talenti e competenze.

Un supercomputer è una risorsa sulla quale si può lavorare anche da remoto e la sua localizzazione a Bologna, sotto il profilo climatico ed energetico, appare quantomeno discutibile. Più una mossa di marketing politico che altro.

A seguire le mie dichiarazioni sul Carlino

“Lepore lancia un piano che non esiste, pura demagogia.

I “collegi” di cui parla, poteva realizzarli coi fondi PNRR per gli studentati, ma era troppo preso a fare il museo dei bambini al Pilastro.

Il tema non è attrarre studenti internazionali che vengano qui a fare un’esperienza di vita semestrale. Ce ne sono già tantissimi ed è un fenomeno che ha alzato il prezzo delle locazioni, accentuando il calo delle matricole italiane, molte delle quali hanno preferito Ferrara.

Se invece vogliamo investire davvero in ricerca, a Bologna bisognerebbe portare dei Principal Investigator che costano circa un milione di euro ciascuno all’anno. Un’iniziativa da almeno 100 milioni di euro, più o meno quelli che ci ha fatto perdere nella sua fallimentare creatura FICO.

Lepore parla di cose che non conosce.

Quando vede che qualcosa diventa di tendenza, la cavalca, ma senza essere in grado di portare un risultato concreto.

Come sempre, narrazione e propaganda contro la realtà dei fatti.

Basterebbe guardare la pagina a fianco, dove viene raccontato che a Bologna per il tragitto casa lavoro se ne va un mese di stipendio all’anno.

Dalla “cittá+progd’Italia” è tutto.

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