Nuova aggressione in centro storico

Abito in via delle Moline, ho una figlia di 15 anni e vivo per lavoro la strada tutti i giorni. Con i miei colleghi dobbiamo spesso gestire e arginare situazioni di aggressività e tensione.

Ho amici che non vivono qui e che tendono a liquidare il tema della sicurezza (o meglio della microcriminalità diffusa) come qualcosa di inesistente. Ma chi vive in alcune zone del centro sa che, pur essendo in una famigerata ZTL, i livelli di rischio sono più alti che in periferia.

Come si contrasta questa microcriminalità diffusa? Innanzitutto intervenendo a monte e agendo contemporaneamente su più fattori. È un lavoro complesso, che non può escludere nessun ambito e che richiede una collaborazione istituzionale tra Comune e Governo.

Quando parlo di un approccio multifattoriale, parlo di investimenti negli strumenti a disposizione degli educatori, del rafforzamento dei servizi per minori a rischio e in dispersione scolastica, di una migliore organizzazione e presenza dei servizi per dipendenze e salute mentale, delle mense e dei dormitori, del rafforzamento dei nuclei di zona e di quelli tecnico-operativi della polizia urbana, meglio collegati ad ASL e servizi sociali.

Parlo di sistemi tecnologici di deterrenza di nuova generazione, di una buona illuminazione pubblica, della condivisione delle banche dati, di tempi rapidi di intervento sulle segnalazioni dei cittadini, di presidi a piedi nelle aree sensibili, di finanziamenti ad attività di vicinato per restare aperte la notte. Di collaborazione tra Comune, Procura e Ministero dell’Interno.

Ma parlo anche di un risveglio civico e culturale: di una città in cui, quando accade qualcosa, non ci si limita a filmare con il telefono, ma si interviene per aiutare chi è in difficoltà.

Serve quindi un lavoro che parte dall’educazione e dalla cultura, passa per la tecnologia e arriva agli investimenti nel sociale e nelle forze dell’ordine.

Un sindaco dovrebbe avere ogni mattina un dossier sulla propria scrivania dedicato a questo tema. E dovrebbe essere la prima preoccupazione della giornata: rendere la città più sicura per chi la vive. Non la città con il marketing urbano “più progressista d’Italia”.

La realtà, a lungo andare, presenta sempre il conto.

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