Una riflessione su quanto successo al Pilastro

La decisione di sedare o meno una persona può prenderla solo un medico. Ma se, in un intervento come quello del Pilastro, un medico non c’è, quella decisione non può essere presa. Davanti a un soggetto che non aveva alcun contatto con la realtà e difficilmente gestibile, era una soluzione valutabile e possibile. Forse avrebbe potuto salvare la vita di Fakir. Non abbiamo la controprova ma è legittimo pensarlo.

In molti si sono chiesti coma mai non fosse presente un medico. Mentre gli accertamenti e la raccolta di prove vanno avanti, la politica avrebbe il dovere di indagare il contesto e gli aspetti amministrativi legati alla vicenda. In particolare, questo. Invece c’è un silenzio assordante da parte dell’amministrazione, sia del sindaco Lepore (che, ricordiamolo, ha la delega alla sanità), sia dell’assessore regionale.

E mi ha stupito che nessuno abbia ricordato la feroce polemica bolognese di qualche anno fa, proprio sulla presenza o meno dei medici sulle ambulanze. L’Ordine dei medici denunciò la riforma del 118 approvata dal centrosinistra e lo scontro era proprio sulla presenza a bordo delle ambulanze dei soli infermieri, senza i medici. La polemica fu così forte che l’Ordine dei medici radiò l’assessore regionale di allora, Sergio Venturi, dall’albo.

Finì come sapete.

Praticamente i politici che oggi parlano di rispetto della vita umana erano gli stessi che, per una mera questione economica, approvarono quella delibera nonostante il parere contrario di chi le persone, durante le emergenze, le curava ogni giorno.

Sul caso Fakir si sta parlando principalmente del poliziotto ventitreenne intervenuto in una situazione complicatissima. Si parla meno del contesto, dell’aumento del disagio psichico e sociale nelle nostre periferie e, soprattutto, delle politiche socio-sanitarie dei nostri sindaci e nelle nostre regioni. A seguire l’intervento di Alessandro Barelli.

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