Il matrimonio combinato

Lepore, nel suo intervento di ieri, parla dei Verdi come se fossero cosa propria. Ma c’è un tratto che accomuna tutti i potenti: non accettano mai che qualcuno scelga di andarsene.

Dove non arrivano gli accordi con i dirigenti locali, arrivano quelli con i segretari nazionali.

Bonelli sembra il patriarca che impone un matrimonio combinato alla propria figlia: i Verdi di Bologna promessi al vecchio notabile del villaggio perché potente, influente e utile.

È questa politica che, in spregio alla volontà degli iscritti, decide tutto attraverso accordi privati, scambi di favori e giochi di potere. Ed è questa politica che allontana sempre più i cittadini dalla partecipazione.

Ne so qualcosa.

Il problema non è la destra o la sinistra. Il problema è un modo di gestire il potere che considera partiti, movimenti e associazioni come brand da acquisire anziché comunità da rispettare.

È lo stesso schema che vediamo da anni: dove non arriva il consenso, si prova ad arrivare con le poltrone, con i finanziamenti pubblici, con le assunzioni, con gli appalti e con le concessioni di spazi.

Attorno a Lepore esiste una grande questione morale.

Oggi i veri ecologisti bolognesi, quelli che difendono il territorio, la salute, il verde urbano e la biodiversità, sono dall’altra parte. E sono al nostro fianco nelle battaglie di tutti i giorni.

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