Strumentalizzare i fatti di cronaca nera per interesse, in un senso o nell’altro, pare ormai essere diventata un’abitudine per molti politici.
Sembra che la polarizzazione e la divisione sociale sia ciò che gli interessa.
Trovo ad esempio incoerente e discutibile la frettolosa manifestazione convocata da Lepore per la tragica morte di Abderrahim Fakir, alla cui famiglia esprimo le più sentite condoglianze e su cui mi auguro la magistratura possa fare piena luce quanto prima.
Il nostro sindaco segue il vento del consenso e la rabbia social, ma quando si è a capo di un’istituzione è rischioso cavalcare un’onda che si vuole infrangere contro un altro corpo dello Stato; specie se di quello stesso corpo, la polizia, il nostro sindaco si è servito abbondantemente facendole fare al suo posto il lavoro sporco proprio al Pilastro.
Non abbiamo dimenticato la militarizzazione dell’area e le camionette che Lepore mandò a difendere la colata di cemento per l’inutile “Museo dei Bambini”. Appalti, soldi e promesse che non poteva infrangere. Lì il nostro sindaco ha scatenato una guerriglia urbana in un intero rione contro dei cittadini che difendevano un parco. Un rione che non aveva bisogno di finti musei edulcorati da nomi suggestivi, ma di politiche sociali.
Sarebbe quindi più opportuno che il sindaco lasci quella piazza alla società civile come già avvenuto spontaneamente ieri sera, evitando di dare l’impressione di voler utilizzare un momento così delicato per finalità di consenso.
Se invece quella di Lepore vuole essere un’operazione verità, sarebbe consigliabile per un uomo delle istituzioni, un atteggiamento più cauto, in attesa che gli inquirenti facciano una completa e più estesa valutazione dei fatti.
L’odio chiama odio. E il problema è “l’atterraggio”.







