Offendere sposta l’attenzione dai fatti e rafforza chi si vorrebbe colpire.
Le offese e le minacce avvelenano il dibattito pubblico, fanno male alla vita civile di un Paese e vanno respinte senza se e senza ma.
Io ne so qualcosa: ne ho ricevute tantissime negli anni e tutt’oggi lato PD, vengo diffamato e calunniato sovente dopo aver annunciato il mio impegno per Bologna. So anche, però, che qualsiasi personaggio pubblico sa distinguere il virtuale dal reale, e sa che, per quanto non facciano piacere, sono parte delle dinamiche malate del web. Nulla più.
Per questo, chi oggi insulta Lepore, per quanto io conosca la frustrazione e la rabbia che ci sono in città, sta commettendo un doppio errore: etico e strategico.
Perché dovremmo far diventare una vittima colui che, politicamente parlando, non è vittima ma carnefice?
Sappiamo come governa: manda i reparti di polizia a manganellare i suoi stessi elettori che difendono un parco, elimina senza alcuna pietà i suoi avversari politici interni, fa fuori i dirigenti liberi che non assecondano i suoi piani, usa i cda delle società pubbliche come ufficio di collocamento per i suoi protetti, obbedisce ai poteri forti di questa città e non solo. Attacca scorrettamente piccoli imprenditori che osano alzare la testa e dirgli di no. Mente sapendo di mentire, come quando ha fatto intendere che Uniti Per Bologna fosse finanziata dal centro destra. E potrei continuare per ore. Restiamo sui fatti, non sulle offese. Respiriamo e gestiamo la rabbia. La rabbia non porta lontano.
Sono in grossa difficoltà. In sua difesa hanno mosso attori, influencer, scrittori, sindaci, lo stato maggiore del partito, persino Pier Ferdinando Casini. Non diamogli alibi. Deve rispondere esclusivamente del suo operato di questi anni.
Sappiamo chi è Matteo Lepore. Non facciamolo diventare una vittima. Non passiamo dalla parte del torto.







