“Non penso che sia avveduto per il sindaco pensare di giocarsi la sua rielezione sul tram. Tralasciando gli enormi disagi causati dalla pessima gestione dei cantieri e dall’aver voluto, nonostante tutti lo sconsigliassero perché non sostenibile dalla città, fare due linee contemporaneamente (nemmeno a Firenze l’hanno fatto), il sindaco deve rispondere, per quanto concerne la linea rossa, di aver fatto a pezzi e smaltito la vecchia rete filoviaria, che era in perfetto stato manutentivo e che fungeva da linea di prossimità in una zona altamente abitata, soprattutto da persone anziane.
Ha portato mobilità pubblica dove già c’era mobilità pubblica. Sono inoltre sparite, insieme a decine di platani ad alto fusto che ombreggiavano la via Emilia (poi ci lamentiamo delle isole di calore), quasi la metà delle fermate. Non proprio un incentivo a utilizzare il mezzo pubblico.
Pur di realizzare l’opera sono passati sopra qualsiasi vincolo, interpretandoli piuttosto che rispettandoli. Penso al tema dei reperti archeologici asfaltati e al tema ambientale: a Borgo Panigale per fare il deposito hanno cementificato ettari di campagna, tecnicamente un cuneo agricolo paesaggistico – zona di ricarica di falda, ovvero quei terreni drenanti che, per prevenire le alluvioni, non andrebbero mai impermeabilizzati. Giova ricordare che anni fa fu la cooperativa CCC, al prezzo di terra agricola, ha comprare quei terreni oggi urbanizzati.
Ma soprattutto, sono partiti senza avere un progetto di riorganizzazione delle linee degli autobus nel suo insieme. Interessava solo l’appalto del tram (un bel tesoretto per i bilanci della cooperativa CMB), una medaglietta che il sindaco voleva mettersi sul petto ad ogni costo.
Si sa: se fai il tram, sei di sinistra. E lui, privo di capacità amministrative, aveva bisogno di posizionarsi. Non importa che non ci siano autobus la notte, che molte zone della città non siano collegate tra loro, che il biglietto sia tra i più cari d’Italia, che debbano venire i francesi di RATP a gestire il tram, che TPER sia sempre più una scatola vuota in cui infilare i soliti riciclati.
Non importa che la linea rossa non arrivi nemmeno al Pilastro e che la verde non si colleghi con Castel Maggiore. Non importa che l’SFM, la vera metropolitana di superficie bolognese, sia l’eterna incompiuta.
Tutto questo non importa per il sindaco.
Ma che, in un appalto da quasi un miliardo di euro, non sia stato considerato un bilancio sociale per tutte le attività che sarebbero andate in crisi e fallite, no: questo non è accettabile. E sono pezzi di storia dei nostri rioni che non torneranno più. Sono posti di lavoro persi, famiglie entrate in crisi.
Partito il primo tram, il primo cittadino avrà una spilletta da mettersi sul petto; qualcun altro non avrà più un lavoro.
Noi cittadini, invece, avremo un solo metro di valutazione: se, il giorno dopo la sua entrata in funzione, una parte rilevante dei bolognesi che oggi è costretta, per motivi di lavoro o familiari, a usare l’automobile potrà smettere di usarla, come avviene in molte città europee.
Temo purtroppo, analizzando la situazione, che questo non avverrà.”







