Non riescono a gestire bene i voli a medio e corto raggio e pensano agli intercontinentali.
E come liberano spazio di pista?
Semplice, usano soldi pubblici (4 mln di euro) sovvenzionando low cost private affinché volino su aeroporti regionali minori. Anzi chiamiamoli col loro nome: aeroporti inutili e clientelari.
Averne 4 in 200 km é una follia a cui dovremmo mettere fine. E invece….
Ma un passo indietro e una premessa:
POST LUNGHISSIMO
L’aeroporto di Bologna, rispetto ai parametri di legge acustico-ambientali, opera sul filo del rasoio e, se la situazione peggiorasse, correrebbe il rischio concreto che un magistrato particolarmente zelante si alzi una mattina e ne disponga la chiusura.
Ricordate l’Ilva di Taranto? Non si scherza.
In questo contesto, sostituire voli a corto raggio con voli intercontinentali, che comportano un impatto superiore data la diversa tipologia di motori-aeromobili, è irresponsabile. I voli intercontinentali, se rispondenti a un’effettiva domanda di mercato (aspetto che andrebbe valutato) potrebbero rappresentare un valore aggiunto per la città, ma non prima di aver risolto i tanti nodi gordiani e le criticità dello scalo cittadino.
Parlo di sostituzione di voli, perché aggiungerne è fisicamente impossibile. Il nostro scalo sta scoppiando, non può allargarsi perché è situato tragicamente in prossimità di grandi aree residenziali. Ed esisterebbero delle leggi da rispettare.
Sostituire dei voli popolari a corto raggio, con voli intercontinentali sarebbe il detonatore perfetto.
Vien da ridere se non da piangere, perché negli anni passati abbiamo fatto fallire la compagnia di bandiera, Alitalia, anche finanziando i suoi concorrenti, ovvero le low cost, che ne hanno distrutto e compromesso il mercato. E non l’hanno fatto stando sul mercato, lo hanno fatto perché gli enti locali italiani, per mero consenso elettorale, ne hanno riempito le tasche, a suon di milioni, pregandole di volare sui loro piccoli inutili aeroporti, nati in epoca di grandi appalti e tangenti, affinché se ne giustificasse l’esistenza e se ne impedisse la chiusura. Ragionamenti e convenienze elettorali.
Credevo che quest’epoca fosse finita, avevo fatto tante battaglie da consigliere regionale, e invece con l’ultimo piano regionale siamo risprofondati nel nostro passato da Italietta.
Il nostro sindaco poi ha tradito due volte: la prima avallando questa pratica scorretta e la seconda accettando che questi fondi fossero dati a tutti tranne che a Bologna, incentivando così una concorrenza sleale verso il suo scalo.
L’aeroporto è una grande risorsa per la città, è un servizio strategico per i cittadini, dà importanza internazionale e porta grandi risorse economiche ma, se vuole migliorare il suo status non può più restare dentro la città. Le aree tra Bologna e Ferrara a bassissima densità abitativa in cui trasferirlo ci sarebbero. le infrastrutture collegabili anche. E non parlo di Poggio Renatico, come dice qualche fanfaluca, inidoneo. Si potrebbe fare per bene: non imponendolo su una comunità ma, visti i benefici economici e strategici, passando da uno strumento consultivo con la popolazione. I comuni interessati potrebbero essere diversi e tutt’altro che contrari.
Un primo cittadino responsabile convocherebbe i soci dell’aeroporto per ragionare su tutto ciò e aprirebbe un tavolo con ENAC ed ENAV, al fine di valutarne la fattibilità e individuare una nuova collocazione dello scalo. È un percorso lungo, complesso, ma non impossibile: un’ipotesi che va perseguita con determinazione, perché se guardiamo al futuro non abbiamo alternative.
Un nuovo Marconi tra Bologna e Ferrara resterebbe comunque comodo e vicino per noi cittadini. Il consumo di suolo sarebbe un prezzo da pagare, ma comunque minimo a fronte del beneficio ambientale per la città.
L’area attuale, già collegata al centro dal nefasto People Mover, sotto controllo pubblico potrebbe essere riconvertita in uno spazio residenziale verde e attrezzato, con una quota dedicata alla locazione calmierata. Lo spread della valorizzazione dell’area, insieme ai finanziamenti statali, finanzierebbe l’operazione di spostamento. In quel contesto si potrebbe prevedere una crescita verticale, non facendo, com’è accaduto in Bolognina, grattacieli in mezzo a piccole case rosse. Le nuove abitazioni produrrebbero anche un effetto virtuoso, contribuendo a calmierare il mercato immobiliare, i cui prezzi oggi risultano fuori portata ed eccessivi rispetto agli stipendi medi.
Ne beneficerebbero i primi comuni dell’hinterland e l’intero quartiere Navile. Il guadagno sarebbe diffuso e distribuito tra i residenti dei rioni popolari, le cui case non verrebbero più svalutate come accade ora. I cittadini tornerebbero a vivere la propria abitazione in condizioni normali, senza dover urlare per parlarsi in salotto, con sonni tranquilli e con molta meno polvere inquinante sui davanzali.
Più salute, miglioramento economico e meno stress.
Dentro lo scalo non vedremmo più quelle scene che ci hanno fatto vergognare: bivacchi, file infinite, disorganizzazione. Gli aerei non dovrebbero più mettersi in fila per decollare e atterrare in modo alternato su un’unica pista, in un aeroporto inidoneo, con rotte e manovre improbabili per non disturbare la città con i roboanti motori.
Non sarà semplice, ma porterò questo ragionamento sui nostri tavoli di lavoro, affinché, insieme ai tecnici di settore, possa essere meglio approfondito e diventare un punto organico del programma che presenteremo in autunno.







