Gli adolescenti e la città invisibile

(sottotitolo: le regole esistono, i controlli no)

Vi racconto un fatto che mi ha interessato personalmente. L’ultimo di una lunga lista.

Sabato notte una giovane di 14 anni, poco più che una bambina, è stata portata all’ospedale in ambulanza in coma etilico. Era per strada in centro insieme ai suoi compagni di classe. A quell’età non si ha consapevolezza di un bere responsabile, non si hanno proprio gli strumenti per gestire l’assunzione di alcol.

Eppure, ogni fine settimana il copione si ripete.

Ma vendere alcol ai minori non è vietato?

Com’è possibile tutto ciò?

Ciò avviene perché gli adolescenti non si riforniscono nei bar, ma da piccoli negozi di alimentari aperti fino a tarda sera, che loro chiamano i “Bangla”

Alcuni di questi “shop” somministrano di fatto alcol senza averne licenza e non hanno né personale di sicurezza né servizi igienici. La strada diventa lo sfogo dei bisogni degli avventori.

Acquistano per pochi euro “bottiglioni” di superalcolici: stare male è un attimo. Ma si è di notte e per strada, non al sicuro in una festa casalinga tra amici (dove in passato si facevano le primissime bevute).

Conosciamo i potenziali pericoli.

Crediamo che questo fenomeno, che avviene davanti agli occhi di tutti e nell’indifferenza di chi dovrebbe far rispettare le regole, debba finire.

L’abuso di alcol tra i giovanissimi è un problema taciuto.

L’adolescenza è la fascia più delicata della vita. Avere di là dal bancone un adulto consapevole, piuttosto che chi è poco più di un bambino, fa la differenza.

Finanziare con più impegno campagne di informazione e sensibilizzazione nelle scuole su questi temi é ciò che un comune deve fare, prima ancora dei soli divieti.

Spero un giorno di potermi sedere al tavolo con mia figlia e bere insieme un bicchiere di vino, spiegandole cosa vuol dire bere responsabilmente e cosa può produrre l’abusarne. Non vorrei mai che lo scoprisse trovandosi di notte sdraiata per terra in una strada del centro, tra il vomito e le luci blu di un’ambulanza, come accaduto sabato ad una sua coetanea.

Sono ben felice che ci siano dei negozi aperti la sera; anche a me può essere comodo acquistare fuori orario un pacco di pasta e sono sempre molto gentili. Sono sicuro che la maggior parte di loro siano ligi alle regole e proprio per questo devono unirsi alla lotta contro chi non lo é.

Il guadagno da parte degli operatori economici non deve avvenire sulla pelle di chi è più fragile.

Capisco che un diciassettenne possa essere scambiato per un maggiorenne, ma se ti entrano dentro 7 ragazzini tutti tra i 13 e i 14 anni c’è chiaramente del dolo.

Le regole ci sono già, facciamole rispettare.

Bisogna sospendere la licenza a chi si ostina nel violarle. Il Comune ha avuto anni per intervenire. Non lo ha mai fatto. Perché?

Riprendiamoci Bologna.

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