Ho un figlio di due anni e mezzo e i momenti in cui sono più preoccupato non sono quando attraversiamo la strada, perché lì la soglia di attenzione è alta. Lo sono quando scendiamo sotto casa, in via delle Moline pedonale, dove la percezione di tutti è quella di trovarsi in un contesto sicuro, nel quale non si rischia di essere investiti e dove un bambino si sente più libero di muoversi. Ma non è così.
Davanti alle lamentele di esercenti e residenti, il Comune ha sempre fatto spallucce. Tant’è che Bologna si è riempita di bici elettriche truccate, i limiti non sono mai stati fatti rispettare, i controlli lacunosi e le zone pedonali sono state trasformate in piste. Un piccolo Far West.
Non parliamo delle recenti normative che imporrebbero casco e targa, a oggi largamente disattese.
Ma si vede che l’aria della campagna elettorale porta ossigeno alle menti dei nostri amministratori, perché dopo l’incidente di ieri scopriamo dai giornali che, per loro, tutto ciò che vi ho raccontato e che hanno ignorato per anni è diventato un problema sul quale bisogna intervenire.
Magia.
“Ma perché in Italia si aspetta sempre il morto per intervenire? Perché si aspetta sempre che una ferita vada in cancrena, piuttosto che prevenirla?
Questo fenomeno si poteva contenere quattro anni fa. Ma era più semplice raccontare la favola ideologica secondo cui chi viaggia su due ruote è sempre buono e innocuo. La realtà, come spesso accade, è un po’ più complessa. Non esistono mezzi buoni o cattivi. Esistono conducenti buoni o cattivi, su qualsiasi mezzo.
Per loro era più importante posizionarsi accanto ad associazioni portatrici di voti e preferenze, alimentando una guerra ideologica contro gli automobilisti e una difesa acritica di tutti gli altri conducenti di mezzi.
Lo ricordiamo, se servisse: l’utente più debole della strada è sempre e solo il pedone, in primis i bambini.
In Via Delle Moline ad esempio il pericolo è che all’improvviso possa sbucare una bici (molte sono fat bike da quasi 30 kg) o un monopattino elettrico (con due ragazzi a bordo perlopiù) che viaggia oltre i 30 chilometri, facendo un folle zig-zag tra le persone. Di solito i primi sono rider venditori di carboidrati scadenti, i secondi venditori di sostanze psicotrope. Per un bambino piccolo, difficilmente visibile per via dell’altezza, un impatto a quella velocità e con quel peso può avere gravi conseguenze.
Crediamo che ci voglia una classe dirigente che non abbia bisogno di quattro anni per riconoscere un problema, perché è impossibile individuare soluzioni se prima non si accetta che il problema esista.







