Già prima del mio ingresso in politica mi occupavo della lotta alle mafie. Ricordo che ogni 19 luglio mi recavo a Palermo, insieme a molti amici, per commemorare la strage di via D’Amelio. Una volta eletto, fu naturale per me portare quell’impegno nelle istituzioni.
Così 15 anni fa depositai un progetto di legge regionale contro le infiltrazioni mafiose, il n. 1078 del 2011. Fu uno scossone, una vera sveglia per il Partito Democratico, che fino ad allora negava l’esistenza del problema.
La mia proposta di legge venne ovviamente bocciata dal centrosinistra: non potevano consentire che una forza politica avversaria si intestasse una norma di quel tipo. Ne presentarono un’altra con sopra la loro bandierina e, fin qui, poco male. Il problema è che non recepirono tutte le mie proposte e la legge che approvarono risultò monca.
Ebbe però il merito di far loro ammettere, per la prima volta, che il problema esisteva anche nella gloriosa Emilia-Romagna. Riconoscere un problema è il primo passo per poi affrontarlo. 
Spiace che, dopo tanti anni, sia cambiato ben poco. Fanno conferenze stampa, si inventano assessori alla legalità (un bel modo per dare altri stipendi), ma sono tutte misure bandiera, spillette da mettersi sul petto, puro marketing politico.
Leggo pertanto la notizia dei controlli antimafia senza stupirmi.
La gestione dei cantieri del tram è stata fallimentare sia sul piano logistico, sia in tema di sicurezza sul lavoro, qualità delle opere e, ovviamente, di legalità. Troppi cantieri, troppi soldi, troppa fretta. Aver voluto fare due linee contemporaneamente è stata una follia irresponsabile. A Firenze ne fecero una alla volta.
Purtroppo l’avidità di appalti e la megalomania hanno prevalso sul buon senso.







